Bilancio amaro per i dolci Melegatti. Ancora perdite per 7 mln su 30 mln di fatturato

Nel 2018 l’azienda dolciaria era stata salvata dalla famiglia Spezzapria con un investimento di 13,5 mln. Da allora però le perdite non si sono fermate. Nel solo 2022 passano a 7 mln dai 4,5 mln del 2021, mentre negli ultimi tre anni sono in totale circa 18 mln. Per il 2023 l’azienda annuncia 3,5 mln di investimenti per diversificare la produzione. Se non arriverà un cambio di rotta, nonostante le ingenti risorse finanziarie a disposizione della proprietà dopo la vendita di Forgital, la chiusura dei rubinetti sarà inevitabile

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La favola del salvataggio di Melegatti non è certamente ancora giunta alla fine, ma ad oggi tutto si può dire tranne che sia una storia di successo. Il salvataggio era stato annunciato in pompa magna nel 2018 quando l’azienda veronese nota per i suoi pandori è entrata nell’orbita della famiglia Spezzapria (attraverso la holding Finspe srl che ora la controlla al 100%) grazie ad una offerta di 13,5 milioni di euro al curatore fallimentare del marchio (offerta giudicata assai generosa da alcuni analisti, che stimavano il valore dell’impresa in circa 5 milioni). 

Melegatti

  • Acquisita nel 2018 dalla famiglia Spezzapria
  • Ricavi operativi a 30 milioni
  • Ebitda negativo di 7,2 milioni
  • Perdite cumulate di 18 milioni

A scorrere i dati del bilancio 2022 la società, il cui amministratore delegato è Giacomo Spezzapria, sembra proseguire e anzi accelerare più che sugli incrementi di fatturato, sulle perdite. A fronte infatti di ricavi operativi per poco più di 30 milioni contro i 26 del 2021, le perdite passano dai 4,5 milioni del 2021 ai 7 milioni del 2022. Dati fortemente negativi che portano nei tre anni – dal 2020 al 2022 – a perdite cumulate per circa 18 milioni. Fortemente negativi anche tutti i principali indicatori di bilancio, con un ebitda negativo di 7,2 milioni, cresciuto del 60% sul 2021, ed un risultato operativo (ebit) negativo per 9,1 milioni (+ 57% sull’anno precedente). Il Roe percentuale passa (sempre in negativo) da un -74,98% del 2021 a un -78,7%).

Risultati insomma che contrastano molto con il clima di speranza che aveva accolto l’operazione di salvataggio e che aveva spinto all’epoca persino Luca Zaia ad esultare. “Si è di fronte a una prospettiva seria di sviluppo aziendale, territoriale e occupazionale, capace di rilanciare una storia centenaria”, aveva detto in quell’occasione il governatore del Veneto.

La proprietà al momento non sembra comunque desistere. A testimoniarlo è stato l’annuncio da parte dell’azienda a inizio 2023 di investimenti per 3,5 milioni, con l’obiettivo di diversificare la produzione su altri prodotti dolciari non legati alle ricorrenze. Del resto il ramo della famiglia Spezzapria che ha acquisito Melegatti (Giacomo è il figlio di Roberto, uno dei tre fratelli che ha venduto la storica azienda Forgital ad un fondo internazionale per un miliardo di euro a fine 2019) ha abbondanti risorse finanziarie per coprire quelle che per un normale imprenditore sarebbero perdite destinate a portare l’azienda al fallimento. La speranza è dunque che questi nuovi investimenti consentano di invertire la rotta e non portino ad accumulare nuove perdite. Perché, è ovvio, per quanto generoso sia stato il tentativo di salvataggio, a colpi di 5/7 milioni all’anno di perdite anche i rampolli di famiglie imprenditoriali che hanno costruito storie di straordinario successo, prima o poi dovranno chiudere i rubinetti. E questo sarebbe un finale davvero amaro per chi della dolcezza ha fatto il suo core business.

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